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Bruxismo: definizione, cause e rimedi

Il bruxismo è un disturbo comportamentale che influisce in maniera profondamente negativa sulla salute, sulla stabilità e sulla durevolezza dei denti. Associato principalmente al digrignamento notturno dei denti, questo disturbo è in realtà molto più complesso e, nella maggior parte dei paesi del mondo, assolutamente sottostimato.

Un tempo si credeva che le cause principali del bruxismo fossero relative esclusivamente alla malocclusione dentale, mentre oggi sappiamo che i danni creati da questa cattiva abitudine hanno anche origine da fenomeni riguardanti la sfera psicologica del soggetto. Tuttavia per risolvere definitivamente questa alterazione della salute del cavo orale occorrono delle terapie a livello odontoiatrico.

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Ampliare la definizione di bruxismo

A livello tecnico il bruxismo si definisce come una contrazione volontaria e apparentemente immotivata dei muscoli deputati alla masticazione.

Tale contrazione, che viene generalmente prolungata nel tempo, porta il soggetto a digrignare i denti, cioè a sfregare in continuazione i denti dell’arcata inferiore contro quelli dell’arcata superiore.

La conseguenza diretta di questo comportamento è che i denti finiscono letteralmente per consumarsi: la sensibilità dentale al caldo e al freddo aumenta notevolmente a causa della progressiva diminuzione della quantità di smalto che serve a proteggerli e naturalmente anche la loro stabilità viene compromessa.

Purtroppo gli interventi di endodonzia e implantologia, finiscono per venire compromessi a causa del bruxismo che vanifica otturazioni e impianti, divenendo di fatto inutili nella cura dei problemi di masticazione per i pazienti affetti da questo disturbo.

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Natura psicologica delle cause del bruxismo

Come già accennato, le cause del bruxismo vanno ricercate anche nella sfera psicologica del paziente e non esclusivamente in relazione al rapporto tra i denti e alle malocclusioni dentali.

Le ricerche mediche più recenti hanno infatti dimostrato che i pazienti che serrano o digrignano i denti (sia di giorno sia di notte) manifestano sintomi psicologici comuni:

  • ansia
  • stress e scarsa capacità di gestione dello stress
  • problemi emotivi in generale
  • disturbi del sonno accentuati da russamento e apnee notturne

Inoltre, una certa percentuale dei pazienti affetti da bruxismo ha abitudini sbagliate che incidono in maniera significativa sull’aumento del problema:

  • utilizzo o dipendenza da droghe
  • dipendenza da nicotina
  • dipendenza da alcool
  • assunzione eccessiva / dipendenza da caffeina

Se il bruxismo si manifesta invece nei bambini, una volta esclusi i fattori esclusivamente psicologici bisogna tener presente che la contrazione dei muscoli della masticazione può essere finalizzata ad alleviare dolori causati da otite o mal di denti che può essere a sua volta ricondotto a varie cause.

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Terapie e rimedi per lo sfregamento dentale

Dal momento che il bruxismo si manifesta sia a seguito di cause biologiche sia a seguito di cause di tipo psicologico, un trattamento efficace deve necessariamente tenere in considerazione entrambi questi aspetti della patologia.

La prima cosa da fare, dopo la diagnosi di bruxismo, è cominciare ad utilizzare un bite notturno che protegge i denti dallo sfregamento e quindi impedisce o comunque limita moltissimo la loro consunzione. Si tratta di un dispositivo modellato sulle arcate dentali di ogni singolo paziente, realizzato generalmente in resina.

Il bite dovrebbe essere prescritto a tutti i pazienti che soffrono di bruxismo, dal momento che attraverso il suo utilizzo si vanno a tenere sotto controllo le conseguenze di questo disturbo a prescindere dalle sue cause profonde.

In secondo luogo è necessario mettere a punto una terapia specifica per ogni paziente: un piano di cura personalizzato è più che mai necessario in un quadro clinico dove compare il bruxismo.

Se il bruxismo è causato o comunque peggiorato da malocclusioni dentali sarà allora necessario intervenire tempestivamente a livello odontoiatrico, considerando anche una rieducazione dei muscoli attraverso la fisioterapia temporo-mandibolare.

Infine, se l’alterazione persiste, sarà allora strettamente necessario rivolgersi a uno specialista per gestire e risolvere i disturbi della sfera emotiva che il corpo sfoga sulla bocca come “organo prescelto” per la manifestazione dello stress.

Leggi anche l’articolo: Traumi dei denti da latte: tipologie e terapia.

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Traumi dei denti da latte: tipologie e terapia

I traumi dei denti da latte molto spesso vengono trascurati o sottostimati. Si ritiene infatti che questi siccome sono destinati ad essere sostituiti da quelli permanenti, non necessitino di particolari attenzioni.

Si tratta di un approccio completamente sbagliato: la salute dei denti da latte, se non curata con estrema attenzione, può avere conseguenze pessime sulla qualità e sulla salute della dentatura permanente e anche sulla psicologia del piccolo paziente, che potrebbe sviluppare difficoltà a sorridere o a relazionarsi con le altre persone.

Scopriamo insieme al Dottor Andrea Gola, dentista a Casteggio, quali sono le tipologie e le terapie per i traumi della dentizione decidua.

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Tipologie e conseguenze dei traumi dei denti da latte

I denti da latte, esattamente come i denti permanenti, possono subire danni di vario tipo, principalmente a seguito di urti violenti. Gli episodi che portano al danneggiamento della dentatura decidua avvengono principalmente quando il bambino comincia a camminare (e non è ancora stabile sulle gambe) e quando il bambino comincia a dedicarsi a giochi di gruppo (cioè intorno agli 8 anni).

Ecco una panoramica dei tipi di danno che un dente da latte può subire:

  • Lussazione: si tratta di una dislocazione del dente, cioè di uno spostamento verso l’interno o verso l’esterno della bocca rispetto alla posizione corretta. A patto di intervenire subito, è possibile riposizionare il dente nell’alveolo e fissarlo. Se la lussazione è grave, è meglio estrarre il dente e sostituirlo con una protesi.
  • Fuoriuscita: perdita del dente che esce completamente dall’alveolo. Se è possibile raccogliere e conservare il dentino in acqua o latte, probabilmente il dentista riuscirà a reinserirlo al suo posto.
  • Contusione: a seguito di un urto, che apparentemente non ha danneggiato il dente, compare una macchia scura nello smalto ed è possibile che nella gengiva si generi un ascesso. Sarà strettamente necessario devitalizzare il dente tramite un intervento di endodonzia per evitare infezioni.
  • Frattura: una frattura superficiale della corona dentaria non espone la polpa. Se di lieve entità viene semplicemente levigata, in alternativa si procede alla ricostruzione del dente. Se al contrario, la polpa viene esposta a causa di una frattura profonda, bisognerà rimuovere il tessuto pulpare e medicare.

Un mancato o inefficace trattamento dei denti da latte può comportare diversi tipi di conseguenze sui denti permanenti:

  • Macchie
  • Ipoplasia (un intero dente di colore più scuro)
  • Crescita fuori sede
  • Malformazioni del germe dentale (paragonabile a un “embrione” da cui si origina poi il dente permanente)

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Terapia e reimpianto dei denti da latte

I denti da latte, come già accennato, vanno curati come i denti permanenti, dal momento che possono influire sulla salute di questi ultimi.

Fondamentali, a questo scopo sono la tempestività dell’intervento in caso di incidenti, la corretta diagnosi e, a seguito dell’intervento, controlli e monitoraggio del dente interessato dal trauma.

In merito al reimpianto dei denti da latte non si è ancora giunti a una conclusione unanime. Nella maggior parte dei casi, infatti, il singolo dentista decide se reimpiantare o meno il dentino caduto sulla base delle condizioni specifiche del piccolo paziente. C’è da tenere presente che, quando un dente deciduo viene espulso prima del tempo è necessario tenere sotto controllo il bambino dal punto di vista odontoiatrico per evitare “spostamenti” dei denti permanenti quando spunteranno.

Leggi anche l’articolo: Estrazione dei denti del giudizio: quando intervenire, tipologie, post-operazione.

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Estrazione dei denti del giudizio: quando intervenire, tipologie, post-operazione

L’estrazione dei denti del giudizio è una piccola operazione chirurgica che ormai rientra nelle prassi standard eseguite negli studi dentistici.

I denti del giudizio, cioè gli ottavi denti molari presenti nella nostra bocca, spesso non emergono dalla gengiva a causa di mancanza di spazio oppure per una scorretta posizione all’interno di essa. Essi possono presentarsi infatti coricati su un fianco o semplicemente “in rotta di collisione” con gli altri denti. Questo comporta spesso dolori, infiammazioni, infezioni, alterazione della posizione degli altri denti che vengono “spinti” dai molari che cercano di eruttare.

Ironicamente i denti del giudizio, che creano così tanti problemi a moltissime persone, sono completamente inutili dal punto di vista della masticazione: sono infatti un residuo evolutivo che risale al periodo della storia dell’umanità in cui gli uomini erano costretti a masticare cibi più duri e non cotti.

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Quando si deve ricorrere all’estrazione dei denti del giudizio?

In merito a questo argomento, gli odontoiatri si dividono in due grandi categorie: la prima è rappresentata da coloro che preferiscono estrarre i denti del giudizio quando i pazienti sono giovani, anche se non hanno mai lamentato dolori. Si tratta di una scelta preventiva, che si basa sulla maggiore velocità di guarigione dei tessuti durante la giovane età.

Altri dentisti affermano invece che è il caso di intervenire sui denti del giudizio soltanto nel momento in cui questi provocano dolore e altri disturbi al paziente. Il motivo è che l’estrazione comporta comunque alcuni rischi e alcuni fastidi tipici di ogni operazione di chirurgia, e alcuni medici preferiscono non sottoporre i propri pazienti ai disturbi pre e post operatori se non è strettamente necessario.

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Tipologie di estrazione: semplice, in seminclusione, in inclusione ossea totale

L’estrazione semplice di un dente del giudizio consiste semplicemente nell’incisione della gengiva e nell’estrazione del dente dal suo alveolo. Si può eseguire quando il dente è in posizione eretta e allineata con gli altri denti.

L’estrazione in seminclusione si esegue quando il dente si trova in occlusione ossea parziale. Questo ostacolo si supera asportando una certa quantità del tessuto osseo che copre la corona del dente prima di procedere all’estrazione vera e propria.

L’estrazione in inclusione ossea totale si esegue quando il dente è completamente coperto dal tessuto osseo della mascella o della mandibola. Dopo aver liberato almeno parzialmente la corona dentaria dal tessuto osseo che la rende inaccessibile, molto probabilmente si dovrà spezzare il dente in vari frammenti ed estrarli uno alla volta.

Presso lo studio dentistico Dottor Gola dentista a Casteggio eseguiamo tutte queste tipologie di estrazione dei denti del giudizio.

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Post-operazione senza complicazioni: come fare

Il trattamento post operatorio comincia con la compressione della ferita grazie a un tampone di garza sterile e con la decongestione della parte operata grazie all’applicazione di ghiaccio sintetico.

Nei 3 giorni successivi si consiglia una terapia a base di analgesici e antinfiammatori da assumere ogni 8 ore. Sarà opportuno anche operare una profonda disinfezione della bocca con l’utilizzo di colluttori a base di clorexidina 0.2% (da cominciare tassativamente 12 ore dopo l’intervento e mai prima).

In genere a tutti i pazienti si somministrano antibiotici prima dell’intervento e, in alcuni casi, potrebbe essere necessario prolungare il periodo di somministrazione anche ad intervento avvenuto.

Leggi anche l’articolo: Diabete e Parodontite: quali relazioni tra le due patologie?

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Aprire lo studio in sicurezza durante il Coronavirus

Abbiamo deciso di riaprire lo Studio Dentistico Dottor Gola dentista a Casteggio il 5 Maggio perchè dobbiamo imparare a convivere con il Coronavirus.

Tuttavia non lo facciamo alla leggera, ma rispettando tutti i protocolli di sicurezza per garantire la salute di tutti i nostri pazienti: questo è un aspetto fondamentale per noi, perchè teniamo a tutti voi in maniera particolare.

Lo studio avrà a disposizione dei pazienti le mascherine, tuttavia chiaramente è più indicato venire presso di noi già provvisti dei DPI.

Per assicurare la possibilità di essere visitati lo studio si è dotato di nuovi protocolli e presidi che devono essere osservati e indossati sia dallo staff, che dai pazienti:

  • Guanti monouso
  • Copri scarpe
  • Gel igienizzante per le mani
  • Misurazione della temperatura

Inoltre per evitare assembramenti all’interno dei locali abbiamo previsto la riprogrammazione degli appuntamenti: verrete contattati da Ornella nei prossimi giorni.

Per la gestione delle emergenze occorre comunque chiamare: si rischia infatti di arrivare in studio in un momento dove non è possibile accettarvi causa rischio sovraffollamento. Un appuntamento verrà fissato in tempi rapidissimi.

 

 

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Diabete e Parodontite: quali relazioni tra le due patologie?

Il diabete e la parodontite sono due patologie che spessissimo si presentano insieme. Addirittura, la parodontite può essere un indizio fondamentale per portare alla diagnosi del diabete in assenza di altri sintomi evidenti.

Prima di analizzare le loro relazioni, passiamo ad esaminare ognuna delle due patologie separatamente.

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Parodontite: cos’è e quali sono i numeri in Italia?

La parodontite è una patologia a carico delle gengive e più in generale di tutti i tessuti che fanno da supporto al dente. Questa va quindi a minare la corretta posizione e la stabilità dei denti definitivi.

Conosciuta comunemente anche come piorrea, la parodontite è una sindrome infiammatoria cronica causata da alcuni batteri che si moltiplicano all’interno della bocca e che non vengono rimossi attraverso la pulizia o combattuti adeguatamente dal sistema immunitario del paziente.

Le gengive infiammate si ritraggono e sanguinano, finendo con l’esporre la parte radicale del dente. Con il progressivo indebolimento della gengiva e degli altri tessuti che ne assicurano la tenuta, il dente comincia a traballare e a cariarsi, inoltre finisce quasi inevitabilmente per cadere.

Secondo i dati diffusi dal Ministero Italiano della Salute, il 60% degli italiani soffre della malattia parodontale. Un malato su dieci vede la propria situazione aggravarsi, fino a sviluppare forme avanzate di piorrea. La fascia d’età maggiormente colpita è quella che va tra i 35 ai 44 anni. Ecco perchè è fondamentale non trascurare questo disturbo e recarsi subito a fare un controllo da un dentista esperto di Parodontologia.

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Diabete: tipologie e dati

Sono circa 3,9 milioni gli italiani che soffrono di diabete.

Questa patologia è una malattia cronica causata dalla carenza assoluta o relativa di insulina in un’organismo. L’insulina, prodotta dal pancreas, favorisce l’assunzione del glucosio da parte delle cellule del corpo. Quando l’insulina è assente, o presente in quantità insufficienti a svolgere la sua funzione, il glucosio non consumato dalle cellule si accumula nel sangue.

Un soggetto diabetico quindi presenta alti valori glicemici che comportano varie conseguenze negative per il benessere dell’organismo. I danni più frequenti sono a carico di occhi, reni, cuore, vasi sanguigni e nervi periferici.

Esistono vari tipi di diabete: il diabete mellito, più diffuso, e il diabete insipido. A sua volta il diabete mellino si manifesta in diverse tipologie di diabete:

  • Tipo 1: infantile.
  • Tipo 1,5: autoimmune, latente negli adulti.
  • Tipo 2: familiare non autoimmune.
  • Gestazionale: si sviluppa nelle donne incinte.
  • MODY: si manifesta nell’adolescenza a causa della mutazione di un singolo gene (tra i sei che possono portare a sei diverse forme di diabete MODY).

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Diabete e parodontite: un circolo vizioso

In linea generale i pazienti diabetici, soprattutto quelli che non seguono terapie farmacologiche, sono più predisposti ad ammalarsi e a sviluppare complicanze dentali e parodontali, a causa del fatto che i batteri che causano la parodontite si moltiplicano in maniera più evidente in presenza di grosse quantità di zucchero. Come abbiamo appena visto, il sangue di un diabetico è particolarmente ricco di glucosio e questo favorisce enormemente l’aggravarsi della parodontite.

I pazienti diabetici presentano spesso difficoltà di coagulazione e possono pertanto andare incontro a sanguinamenti copiosi che rendono ancora più difficile la gestione della parodontite.

Ne deriva che la parodontite è un indizio prezioso per diagnosticare un diabete non ancora evidente. Procedere a controlli ortodontici frequenti e costanti, nonché a un’attenta disinfezione della bocca, anche attraverso sedute di igiene orale professionale, è l’unica strategia attraverso cui è attualmente possibile tenere sotto controllo la piorrea nei pazienti diabetici.

Se hai bisogno di una visita di controllo contatta lo Studio Dentistico Dottor Gola – dentista a Casteggio.

Leggi anche l’articolo: Sbiancamento dentale laser e a LED.

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Sbiancamento dentale laser e a LED

Lo sbiancamento dentale è una pratica che consente di ripristinare il bianco dei denti alterato dalle abitudini alimentari non sempre sane dei soggetti, dall’età e dal naturale invecchiamento dello smalto.

Chiamato anche bleaching dentale, questo tipo di intervento è diventato estremamente popolare negli ultimi anni e le tecniche con cui viene realizzato hanno conosciuto una profonda evoluzione tecnologica.

L’approccio più recente prevede l’utilizzo del laser, affiancato da una seconda metodologia che impiega l’utilizzo di una lampada a LED che sostituisce l’ormai obsoleta lampada UV.

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Sbiancamento dentale laser

Lo sbiancamento dentale con il laser sfrutta la reazione di una sostanza a base di perossido di idrogeno che viene applicata sulla superficie dentale da trattare. Dopo di ciò la sostanza viene bombardata con un fascio laser: questa interazione provoca il rilascio di radicali liberi che corrodono lo smalto superficiale dei denti, di fatto sciogliendo la patina il cui colore risulta alterato e facendo “emergere” un nuovo strato di smalto immacolato.

Il tipo di laser comunemente utilizzato per il bleaching dentale è il laser a diodi ma una valida alternativa è il Laser ad Argon che, come il laser a diodi, presenta il significativo vantaggio di non provocare l’innalzamento della temperatura all’interno della bocca durante il suo utilizzo.

Un terzo tipo di laser, quello a biossido di carbonio, è invece il meno adatto in assoluto a questo tipo di interventi, dal momento che provoca rialzi termici che possono comportare danni alla bocca e problemi gengivali al paziente, soprattutto nel caso di un paziente con sensibilità dentale.

Quindi i primi due sono da preferire per garantire la massima sicurezza per il paziente per fargli mostrare il suo miglior sorriso senza alcun fastidio durante e dopo il trattamento. Lo sbiancamento dentale è una terapia di estetica dentale.

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Sbiancamento dentale a LED

La tecnologia a LED ha sostituito da alcuni anni l’utilizzo di lampade UV per lo sbiancamento dei denti. Si tratta di una valida alternativa al laser e non fa incorrere nei potenziali danni arrecati dall’esposizione continuata e duratura ai raggi UV generati dalle vecchie lampade.

Anche questa procedura si basa sull’interazione di un prodotto corrosivo da spalmare sui denti e l’esposizione alla luce blu della lampada.

Rispetto alla procedura al laser, l’utilizzo di una lampada a LED implica una maggiore durata del trattamento che possiamo stimare di circa un’ora e in mani esperte garantisce la perfetta riuscita senza provocare danni allo smalto dei denti.

Un buon odontoiatra suggerisce di non procedere allo sbiancamento dentale troppo spesso per non danneggiare lo smalto dei denti in maniera irreparabile.

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Sbiancamento dentale: vantaggi e svantaggi

Lo sbiancamento dentale assicura una lunga serie di vantaggi dal punto di vista estetico e psicologico dal momento che aumenta l’autostima e la sicurezza delle persone, invogliandole a sorridere con più spontaneità.

Nel breve periodo potrebbero svilupparsi una leggera sensibilità dentale accompagnata da una temporanea irritazione delle gengive: tuttavia si tratta di un effetto collaterale “necessario” dovuto ai reagenti utilizzati per effettuare la terapia in modo efficace.

In genere tutti i disturbi dentali provocati dallo sbiancamento spariscono nel giro di un paio di giorni: in cui ci sono solo un paio di accortezze da seguire, infatti il paziente è invitato a non consumare caffè e tabacco o alimenti contenenti coloranti artificiali, al fine di non macchiare irrimediabilmente anche lo smalto appena “emerso” dopo il trattamento.

In ogni caso ricordati sempre di rivolgerti a professionisti esperti come lo Studio Dentistico Dottor Gola dentista a Casteggio.

Leggi anche l’articolo: Ascesso dentale: tipologie, sintomi, cause e terapie.

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Ascesso dentale: tipologie, sintomi, cause e terapie

Uno dei fastidi più frequenti con cui i pazienti hanno a che fare è l’ascesso dentale. Questa alterazione del cavo orale può colpire soggetti di tutte le età: quotidianamente infatti ci sono casi che riguardano tanto i bambini, quanto gli anziani. La malattia è dovuta all’infiammazione generata da batteri che proliferano nei tessuti intorno alla radice. Il tutto diventa palesemente visibile all’esterno sia attraverso un rigonfiamento della guancia in corrispondenza dell’ascesso, sia vicino al dente dove si vede una fistola di colore bianco.

All’interno di quest’ultima si accumula il pus, ovvero una sostanza liquida di colore giallastro, e bisogna recarsi immediatamente dal dentista.

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Tipologie di ascesso dentale

Esistono diverse tipologie di ascesso dentale in base a quali tessuti vengono interessati dall’infezione, tuttavia quello che le accomuna è la presenza di un dolore molto intenso. Pertanto e per evitare ulteriori complicazioni la situazione va affrontata in maniera tempestiva.

  • Ascesso parodontale: riguarda l’infezione di gengive, legamenti, osso alveolare e cemento radicolare. Colpisce maggiormente chi ha già sofferto di malattie parodontali: le tasche sono più soggette alla sedimentazione e proliferazione di batteri.
  • Ascesso periapicale: attacca la polpa dentale. Solitamente si verifica in un quadro di carie profonda: quando la parte interiore del dente è già stata esposta.
  • Ascesso gengivale: l’infezione colpisce direttamente la gengiva e ciò fortunatamente comporta meno complicazioni rispetto agli altri casi.

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Ascesso dentale: i sintomi

Quando effettivamente ci si accorge di essere soggetti ad un ascesso dentale? Sono diversi gli indici che segnalano la presenza di questa malattia a partire dalla più fastidiosa, ovvero il mal di denti in una forma acuta e persistente. La percezione del disagio è talmente invasiva da scoraggiare persino l’atto della masticazione. La sensazione dell’algia aumenta anche in presenza di alimenti in un range termico freddo o caldo.

Esistono anche altri sintomi che indicano la presenza dell’ascesso dentale:

  • Gengive: presentano rigonfiamenti, rossori e sanguinano
  • Viso gonfio: i contorni del volto si alterano come se ci fosse una sporgenza vicino una guancia, o all’altezza della mandibola
  • Alitosi
  • Febbre
  • Spossatezza: il dolore continuo e l’infezione generano un senso di malessere

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Ascesso dentale: le cause

Individuare la tipologia di ascesso dentale da trattare è fondamentale. Tuttavia lo è altresì la ricerca delle cause per fare in modo che la terapia sia efficace nel tempo. Dietro una simile patologia esistono molteplici cause che, in alcuni casi, sono concomitanti:

  • Carie non curate.
  • Denti con lesioni.
  • Igiene orale trascurata.
  • Interventi dentali approssimativi.
  • Tendenza a soffrire di malattie gengivali.
  • Diabete.
  • AIDS.
  • Reflusso gastrico.
  • Fumo.
  • Consumo di alcolici.
  • Malattie croniche che hanno bisogno di farmaci corticosteroidi, antidepressivi e antistaminici.

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Ascesso dentale: terapia, prognosi e prevenzione

Dato che l’ascesso dentale è un’infezione batterica il modo migliore per iniziare la terapia è quello di assumere dei farmaci antibiotici. Questo approccio è utile a trattare la malattia in prima istanza tuttavia, nel caso dell’ascesso gengivale, occorre anche drenare completamente l’ascesso per evitare che si riformi. Il dentista procede quindi con l’incisione per estrarre tutto il pus.

Di fronte ad un ascesso periapicale si procede devitalizzando il dente, rimuovendo nel contempo la polpa infetta. Il passo successivo è l’otturazione e l’eventuale ricostruzione dentale. Quindi i trattamenti sono pertinenti all’endodonzia.

La terapia prevista per l’ascesso parodontale è la rimozione del tartaro che avviene durante le sedute di igiene orale professionale, unita a un ciclo di antibiotico. La pulizia completa della tasca in cui si è annidato l’ascesso è fondamentale per evitare il ripresentarsi della patologia.

La prognosi, in un quadro clinico dove la malattia si è appena manifestata, si risolve in pochi giorni. Non bisogna trascurare l’ascesso dentale perchè può originare fistole, cisti, granulomi, perdita del dente, setticemia e osteomielite.

La prevenzione migliore è l’igiene orale professionale a cui sottoporsi ogni sei mesi.

Se hai bisogno di un controllo per questa patologia non esitare a contattare il Dottor Gola dentista a Casteggio.

Leggi anche l’articolo: Odontoiatria pediatrica: denti da latte e sigillatura dei solchi.

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Odontoiatria pediatrica: denti da latte e sigillatura dei solchi

L’odontoiatria pediatrica, cioè la cura dei denti di bambini e ragazzi, consente di prevenire patologie dentali serie in età adulta. Tra i rischi più frequenti e allo stesso tempo più sottovalutati per la salute dei denti dei bambini c’è la carie dei denti da latte: ecco quali possono essere le sue conseguenze, come si previene e quali sono le pratiche odontoiatriche per la sua cura.

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Differenze tra denti da latte e denti definitivi

La comparsa dei denti da latte comincia nei primi mesi di vita del bambino (i primi denti nascono intorno al terzo mese di vita) e continua fino ai tre anni. I denti da latte sono venti, dieci per arcata dentale, così suddivisi: incisivi centrali e laterali, canini, primi molari e secondi molari.

A livello statistico le bambine cominciano la dentizione prima dei maschi ma, dopo la prima eruzione, entrambi vedono comparire quattro nuovi dentini ogni sei mesi.

Lo smalto di cui i denti da latte sono rivestiti è meno resistente rispetto a quello che protegge i denti permanenti, inoltre è più chiaro e contiene una camera pulpare più ampia. Per questo motivo la carie, nei denti da latte, raggiunge quasi immediatamente la polpa del dente causando molto dolore.

I denti permanenti all’età di sei anni sono già formati nelle gengiva del bambino e attendono il momento giusto per sostituire i denti decidui. La dentizione definitiva impiega ben sei anni a fomarsi completamente, in seguito il bambino sarà alle prese con la nascita e la crescita di nuovi denti fino all’età di 12 anni circa.

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Prevenzione della carie e cura dei denti da latte nell’odontoiatria pediatrica

Prevenire l’insorgenza di carie nei denti da latte è fondamentale per la salute dei denti permanenti. Se un dentino da latte dovesse cadere prima del tempo gli altri denti si “allargherebbero” fino a occupare almeno parzialmente il posto del dentino caduto. Questa scorretta disposizione dei denti comporterà disordine nella crescita dei denti permanenti e potrebbe addirittura essere necessario “far spazio” al nuovo dente imponendo al bambino l’utilizzo di un apparecchio.

Il modo migliore per prevenire la carie dei denti da latte è procedere a una corretta igiene orale almeno 3 volte al giorno e sottoporre i bambini a regolari controlli di odontoiatria pediatrica dai due o tre anni in poi.

La dieta ha un’importanza fondamentale nel limitare i rischi di insorgenza della carie: dovrà contenere quantità limitate di zuccheri e di carboidrati, che “nutrono” i batteri che danno origine alla placca e alla carie.

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Sigillatura dei solchi: una tecnica di odontoiatria pediatrica

La sigillatura dei solchi dentali è un intervento preventivo che consente di sigillare i solchi tra dente e dente, ostacolando in maniera decisiva l’accumulo di cibo e pertanto il potenziale diffondersi di infezioni batteriche e di carie.

Si tratta di una procedura non invasiva, non dolorosa e che pertanto non necessita di anestesia, praticata con materiali a bassissimo livello di tossicità.

Oltre a sigillare i solchi tra dente e dente la procedura consente di rendere più liscia la parete dei denti da latte, rendendo più difficile l’attecchimento della placca e più facile la sua rimozione attraverso il semplice uso dello spazzolino. L’età ideale per eseguire la sigillatura dei denti è tra i 5 e i 7 anni.

Se hai bisogno di una visita di odontoiatria pediatrica rivolgiti pure allo Studio Dentistico Dottor Gola dentista a Casteggio.

Leggi anche l’articolo: Russamento: sintomi e apnee notturne.

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Russamento: sintomi e apnee notturne

Russamento o non russamento, questo è il dilemma. Citando William Shakespeare dovremmo forse dire: russare o non russare, questo è un problema? La risposta più diretta e semplice è: si. Tuttavia non è unicamente per il motivo che si può pensare in modo banale, ovvero il disturbare chi dorme vicino a noi tenendolo sveglio.

L’atto del russare può essere il preludio di sindromi ben più gravi che minano lo stato di salute di chi ne soffre. Quindi magari possiamo farci una bella risata quando il nostro partner sembra una locomotiva, la realtà però è che se questo scenario si verifica puntualmente non va sottovalutato.

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Russamento: cos’è e quali sono le conseguenze

Il russamento si verifica a causa di una chiusura parziale delle vie aeree superiori. Quando l’aria che inspiriamo ed espiriamo trova ostruzioni ad altezza di naso e gola fa vibrare i tessuti molli presenti nella faringe. Quindi il problema è di carattere meccanico in quanto c’è un collasso dei condotti respiratori durante il riposo notturno.

Russare provoca un sonno disturbato anche al soggetto che emette quei suoni tipici non tanto per via del rumore, ma perchè può incorrere in apnee e quindi soffrire di micro-risvegli. Il tutto si traduce di conseguenza nell’ESD ossia nella Eccessiva Sonnolenza Diurna che può configurare scenari drammatici: i colpi di sonno sono proprio dovuti a questo tipo di sindrome.

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Apnee notturne: OSAS

La roncopatia, termine medico per definire il russamento, può essere il campanello d’allarme preventivo per l’OSAS. Quest’ultima è l’Obstructive Sleep Apnea Syndrome la cui traduzione è Sindrome delle Apnee Ostruttive del Sonno. Durante l’apnea il soggetto non respira ed è preda di un risveglio alquanto traumatico. Inoltre, se cronicizzata, l’OSAS può dar luogo a complicazioni cardiovascolari e neurologiche.

L’incidenza della sindrome è molto più frequente di ciò che si possa pensare: interessa ben il 4% delle persone adulte che spesso non sono a conoscenza di esserne soggetti. Per comprendere se effettivamente si è vittime dell’OSAS basta una piccola auto-analisi, cercando di capire se in alcune situazioni diurne sentiamo una forte sonnolenza. Gli eventi a cui prestare attenzione sono quando:

  • Siamo seduti sul divano a leggere un libro o mentre si guarda la televisione
  • Siamo seduti ad un evento o una proiezione senza partecipare attivamente
  • Siamo seduti in auto fermo nel traffico
  • Siamo seduti comodamente dopo aver mangiato

Altri indici della presenza della patologia possono essere la difficoltà a concentrarsi, il risveglio con cefalea e l’impotenza.

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Odontoiatria per trattare russamento e apnee notturne

L’odontoiatria può fare moltissimo per trattare russamento e apnee notturne scongiurando così di doversi sottoporre alla chirurgia. Grazie a speciali apparecchi conformati in base al cavo orale del paziente, si può risolvere definitivamente il problema.

Durante l’atto del russare succede, come abbiamo detto prima, che si riduca lo spazio tra lingua e faringe: questi protrusori fanno in modo che ciò non accada opponendosi meccanicamente al collasso delle vie aeree.

La percentuale di superamento della patologia è incredibilmente alta con pazienti in cui il fastidio è ricondotto ad una situazione di normalità nel 95% dei casi. Gli apparecchi non sono per nulla invasivi, sono mobili e lasciano una certa libertà di movimento alla mandibola.

Per trattare l’OSAS bisogna rivolgersi ad un professionista nel settore come lo Studio dentistico Dottor Gola – dentista a Casteggio.

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Carie dentale: categorie e stadi

Quando si parla di carie dentale si pensa al singolare come se esistesse un solo tipo di manifestazione della patologia. Tuttavia le cose non stanno così. Esistono infatti una serie di caratteristiche che permettono di operare una distinzione notevole su come si palesa questa alterazione del cavo orale. I cosiddetti processi cariogeni presentano peculiarità diverse quali:

  • Profilo della lesione
  • Tratti dell’infezione
  • Livello della carie dentale

Analizzando tutti i parametri il dentista può agire in modo mirato scegliendo il piano terapeutico personalizzato migliore per affrontare la situazione. Andiamo quindi ad analizzare al microscopio ciò che si nasconde sotto il generico nome di carie dentale.

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Carie dentale: una diagnosi in 4 gradi

La carie dentale viene localizzata, diagnosticata e classificata principalmene in base alla profondità: a seconda di quanto è riuscita a scavare il dente si distinguono 4 gradi di avanzamento.

  • Carie dentale grado 1: si tratta della situazione meno grave perchè solo lo smalto è stato intaccato. In questo scenario il dentista ripristina la superficie del dente attraverso l’otturazione.
  • Carie dentale grado 2: il processo degenerativo è andato oltre lo smalto ed è arrivato alla dentina. Fortunatamente anche in questo caso tutto può essere sistemato con tecniche di odontoiatria conservativa.
  • Carie dentale grado 3: siamo in presenza di pulpite, ovvero quando l’infezione giunge alla polpa dentale. Il dentista deve optare per la devitalizzazione del dente.
  • Carie dentale grado 4: la polpa del dente è in stato di necrosi e l’infezione si è estesa ai tessuti molli della radice. Data la penetrazione alla massima profondità l’odontoiatra procede con tecniche di chirurgia.

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Carie dentale: i 6 stadi del processo degenerativo

Un’altra categorizzazione della carie dentale parte da precise peculiarità in base allo stadio in cui si trova il processo degenerativo che interessa i tessuti.

  • Primo stadio: lungo lo smalto dei denti appaiono delle macchie bianche di natura calcarea. Il fenomeno è dovuto ad una carenza di calcio e a depositi di placca. I batteri assorbono gli zuccheri provenienti dai resti di cibo e avviano la demineralizzazione della superficie dentale. Le contromisure per contrastare questo stadio iniziale sono facilmente applicabili: igiene orale professionale, igiene orale quotidiana corretta e puntuale, protezione dei denti con applicazioni di fluoro.
  • Secondo stadio: il dente appare lesionato a causa dell’intromissione della carie sotto lo smalto. L’infezione ostacola la rimineralizzazione naturale della superficie esterna.
  • Terzo stadio: la carie dentale si manifesta in superficie in modo vistoso perchè i batteri stanno proseguendo nell’azione erosiva dello smalto. Il paziente comincia a percepire fitte provenienti dal dente o dai denti coinvolti.
  • Quarto stadio: il pus generato dall’evoluzione della malattia distrugge vasi sanguigni e terminazioni nervose presenti all’interno del dente. Il paziente avverte un dolore continuo.
  • Quinto stadio: le gengive e la lingua tendono a gonfiarsi perchè l’infezione scavando ancora ha raggiunto le ossa a livello mandibolare.
  • Sesto stadio: il dente è irrimediabilmente compromesso ed occorre l’estrazione come soluzione definitiva.

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Carie dentale: tipologie

La carie dentale può presentare tratti differenti in base ai tempi in cui effettua il suo iter, oppure in base ai parametri propri del paziente come l’età o il tipo di professione che esercita. Un’ulteriore distinzione evidenzia le tipologie della patologia:

  • Carie acuta e carie cronica: la prima presenta una rapida evoluzione nell’arco di sei mesi, al contrario la seconda impiega circa due anni.
  • Carie secca: si manifesta quando il processo degenerativo si interrompe senza creare danni significativi. Ad ogni modo va tenuta sotto controllo in maniera costante perchè potrebbe riattivarsi.
  • Carie recidivante: l’infezione prosegue a seguito di un’otturazione eseguita in modo approssimativo.
  • Carie senile: ha origine nei colletti che vengono scoperti a causa di una recessione delle gengive. Partendo già dalla base del dente i batteri hanno vita facile, raggiungendo in breve tempo direttamente la polpa.
  • Carie da lavoratori dello zucchero: chi esercita una professione in cui si lavora con i dolci, come ad esempio i pasticceri, sviluppa più facilmente processi cariosi perchè le polveri di zucchero e le farine stazionano sui colletti.

Ad ogni modo ai primi sintomi di carie puoi rivolgerti allo Studio Dentistico Dottor Gola dentista a Casteggio per una prima visita gratuita.

Leggi anche l’articolo: Sensibilità dentale: cause e rimedi.