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Disodontiasi: cosa è, cause e terapia

Perché alcuni denti, come i famigerati denti del giudizio, spesso non fanno la loro comparsa normalmente, emergendo dalla gengiva in sostituzione dei denti decidui? Sono denti malformati? Il paziente è soggetto a una patologia a carico della bocca o delle ossa su cui si innestano le arcate dentali?

Non si tratta assolutamente di una patologia grave, ma soltanto di inclusione dentale e disodontiasi. L’individuazione precoce dei denti inclusi è fondamentale per evitare le conseguenze più spiacevoli della disodontiasi, che viene trattata con diverse strategie a seconda sia della gravità sia della posizione del dente incluso.

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Cos’è la disodontiasi?

La disodontiasi, o inclusione dentale, è una condizione dei denti permanenti: si verifica quando, per una serie di vari motivi, i denti permanenti non riescono ad eruttare dalla gengiva. 

parametri in base ai quali si classificano i tipi di disodontiasi sono essenzialmente tre:

  • Entità: un dente può risultare incluso in maniera totale o parziale, indicando in quest’ultimo caso un dente che è riuscito solo parzialmente a eruttare dalla gengiva.
  • Durata: l’inclusione del dente può essere permanente (il dente non erutta mai dalla gengiva) oppure temporanea (il dente emergerà dalla gengiva ma impiegherà un tempo più lungo rispetto al normale).
  • Posizione: un dente incluso può trovarsi in diverse posizioni rispetto all’arcata dentale dal quale si è sviluppato, cioè verticale, obliqua o orizzontale (quando il dente si trova completamente “coricato” sotto la gengiva, parallelamente all’osso che lo ha generato). A complicare la situazione c’è anche l’inclinazione del dente rispetto all’asse verticale: in questo caso può essere inclinato in senso vestibolare o linguale.

I denti che vanno soggetti a inclusione più spesso di altri denti sono i canini e i molari, con una menzione particolare per i cosiddetti denti del giudizio, che risultano molto spesso inclusi nella gengiva.

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Quali sono le cause?

Le cause dell’inclusione dentale possono essere diverse.

  • Mancata caduta dei denti da latte: il dente deciduo che non ha abbandonato l’arcata dentale potrebbe occupare il posto del dente permanente e quindi impedire la sua fuoriuscita.
  • Malocclusione dentale: anche leggera e pressoché invisibile è causa frequente della disodontiasi, poiché i denti che circondano l’area in cui il dente incluso dovrebbe eruttare hanno “invaso” il suo spazio.
  • Presenza di denti in soprannumero può sottrarre “spazio vitale” ai denti inclusi, che quindi non riescono a trovare spazio per eruttare e posizionarsi correttamente nell’arcata dentale.

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Terapie per l’inclusione dentale

Per gestire l’inclusione dentale si può operare secondo diversi approcci, che vanno naturalmente adeguati alla situazione e alle condizioni cliniche del paziente.

Se il dente incluso non provoca sintomi dolorosi con ogni probabilità il dentista deciderà per controlli periodici attraverso cui monitorare la situazione, al fine di intervenire al momento opportuno per gestire eventuali problemi.

Se un dente deciduo blocca l’eruzione del dente incluso sarà necessario programmare l’estrazione del dente: sarà necessario eseguirla almeno un anno prima del momento in cui il dente incluso dovrebbe normalmente eruttare dalla gengiva.

Se invece il problema è la mancanza di spazio lungo l’arcata dentale per vari motivi (denti in soprannumero, dentatura “disordinata” a causa di traumi pregressi o altre cause) si dovrà necessariamente intervenire utilizzando un apparecchio ortodontico per creare spazio nel punto in cui il dente incluso dovrebbe eruttare.

L’estrazione completa del dente, che è l’intervento più traumatico in assoluto, si sceglie invece se il dente incluso non è particolarmente necessario alla masticazione: è il tipico caso dei denti del giudizio che, come dice la tradizione popolare, spesso “esistono solo per essere tolti“.

Leggi anche l’articolo: Macchie sui denti: attenzione ad alcune bevande.

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Macchie sui denti: attenzione ad alcune bevande

L’erosione dello smalto dentale è la causa di diversi problemi dentali, tra cui l’aumento della sensibilità dei denti e anche la comparsa di antiestetiche macchie scure sulla loro superficie.

Lo smalto dei denti è più esposto al rischio di erosione durante l’estate, e questo a causa delle particolari abitudini alimentari che assumiamo durante il periodo della bella stagione. Le bevande tipiche dell’estate, come succhi di frutta e cocktail alcolici, nascondono infatti rischi non indifferenti per la salute dei nostri denti. Ecco quali sono quelle da evitare, quelle da assumere con moderazione e quelle che non sono poi tanto innocue quanto si pensa.

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Erosione dello smalto: cause e conseguenze

Lo smalto è uno strato traslucido che copre l’interezza del dente proteggendolo dai potenziali danni da fattori esterni. Appena sotto lo smalto si trova la dentina, il cui colore (che può variare dal bianco all’avorio) influenza in massima parte il colore naturale del dente.

Anche se lo smalto dentale è il materiale organico più resistente e mineralizzato del nostro corpo, non è affatto indistruttibile. In particolare, lo smalto che ricopre i nostri denti è particolarmente sensibile agli acidi. Gli acidi sono in grado infatti di indebolire e intaccare lo smalto dei denti, provocando crepe e piccoli danni attraverso cui le infezioni batteriche possono penetrare nel dente e intaccarne la polpa.

Tra le conseguenze dirette del danneggiamento dello smalto dentale c’è una maggiore sensibilità al caldo e al freddo, un’alterazione del colore dei denti e talvolta piccole scheggiature o crepe che possono comportare al dente danni più seri.

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Bevande che causano macchie sui denti

Tutti sappiamo che le bevande molto scure possono causare macchie sullo smalto dei denti. In particolare, finiscono sul banco degli imputati il caffè e il vino rosso, bevande che tendiamo a consumare nel corso di tutto l’anno e che macchiano i denti in maniera caratteristica.

Anche le bevande acide come i succhi di frutta (in particolare agli agrumi) e quelle alcooliche e molto zuccherine (come la stragrande maggioranza dei cocktail) danneggiano pesantemente lo smalto dei denti, così come il tè, soprattutto quello industriale molto dolcificato e aromatizzato alla frutta.

Le acque aromatizzate (sempre di produzione industriale) che si consumano in estate perché non contengono zucchero ma suoi sostituti, non sono poi così innocue per la nostra salute dentale: xilitolo, stevia e fruttosio danneggiano lo smalto dei nostri denti esattamente come il saccarosio.

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I consigli per salvaguardare lo smalto dentale anche in estate

Per minimizzare il rischio che i denti rimangano macchiati da bevande molto scure, come caffè e vino rosso si dovrà bere acqua prima e dopo l’assunzione della bevanda e attendere almeno 30 minuti prima di lavare i denti dopo aver bevuto vino rosso e caffè. Paradossalmente, infatti, l’azione del dentifricio aumenta il rischio che le sostanze coloranti penetrino nello smalto, alterandone il colore.

Per quanto riguarda invece cocktail e bevande zuccherate, un’ottima soluzione per evitare il contatto tra la bevanda e i denti è l’utilizzo di cannucce che conducono la bevanda direttamente sulla lingua.

Anche consumare gomme da masticare senza zucchero dopo aver bevuto bevande potenzialmente dannose per lo smalto dentale può aiutare a minimizzare i danni, poiché favorisce la produzione di saliva abbassando, di conseguenza, l’acidità della bocca.

Chiaramente la prevenzione è sempre la via migliore, tuttavia esistono terapie molto efficaci in ambito di estetica dentale per ripristinare il colore dei denti attraverso lo sbiancamento.

Leggi anche l’articolo: Bruxismo: definizione, cause e rimedi.

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Bruxismo: definizione, cause e rimedi

Il bruxismo è un disturbo comportamentale che influisce in maniera profondamente negativa sulla salute, sulla stabilità e sulla durevolezza dei denti. Associato principalmente al digrignamento notturno dei denti, questo disturbo è in realtà molto più complesso e, nella maggior parte dei paesi del mondo, assolutamente sottostimato.

Un tempo si credeva che le cause principali del bruxismo fossero relative esclusivamente alla malocclusione dentale, mentre oggi sappiamo che i danni creati da questa cattiva abitudine hanno anche origine da fenomeni riguardanti la sfera psicologica del soggetto. Tuttavia per risolvere definitivamente questa alterazione della salute del cavo orale occorrono delle terapie a livello odontoiatrico.

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Ampliare la definizione di bruxismo

A livello tecnico il bruxismo si definisce come una contrazione volontaria e apparentemente immotivata dei muscoli deputati alla masticazione.

Tale contrazione, che viene generalmente prolungata nel tempo, porta il soggetto a digrignare i denti, cioè a sfregare in continuazione i denti dell’arcata inferiore contro quelli dell’arcata superiore.

La conseguenza diretta di questo comportamento è che i denti finiscono letteralmente per consumarsi: la sensibilità dentale al caldo e al freddo aumenta notevolmente a causa della progressiva diminuzione della quantità di smalto che serve a proteggerli e naturalmente anche la loro stabilità viene compromessa.

Purtroppo gli interventi di endodonzia e implantologia, finiscono per venire compromessi a causa del bruxismo che vanifica otturazioni e impianti, divenendo di fatto inutili nella cura dei problemi di masticazione per i pazienti affetti da questo disturbo.

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Natura psicologica delle cause del bruxismo

Come già accennato, le cause del bruxismo vanno ricercate anche nella sfera psicologica del paziente e non esclusivamente in relazione al rapporto tra i denti e alle malocclusioni dentali.

Le ricerche mediche più recenti hanno infatti dimostrato che i pazienti che serrano o digrignano i denti (sia di giorno sia di notte) manifestano sintomi psicologici comuni:

  • ansia
  • stress e scarsa capacità di gestione dello stress
  • problemi emotivi in generale
  • disturbi del sonno accentuati da russamento e apnee notturne

Inoltre, una certa percentuale dei pazienti affetti da bruxismo ha abitudini sbagliate che incidono in maniera significativa sull’aumento del problema:

  • utilizzo o dipendenza da droghe
  • dipendenza da nicotina
  • dipendenza da alcool
  • assunzione eccessiva / dipendenza da caffeina

Se il bruxismo si manifesta invece nei bambini, una volta esclusi i fattori esclusivamente psicologici bisogna tener presente che la contrazione dei muscoli della masticazione può essere finalizzata ad alleviare dolori causati da otite o mal di denti che può essere a sua volta ricondotto a varie cause.

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Terapie e rimedi per lo sfregamento dentale

Dal momento che il bruxismo si manifesta sia a seguito di cause biologiche sia a seguito di cause di tipo psicologico, un trattamento efficace deve necessariamente tenere in considerazione entrambi questi aspetti della patologia.

La prima cosa da fare, dopo la diagnosi di bruxismo, è cominciare ad utilizzare un bite notturno che protegge i denti dallo sfregamento e quindi impedisce o comunque limita moltissimo la loro consunzione. Si tratta di un dispositivo modellato sulle arcate dentali di ogni singolo paziente, realizzato generalmente in resina.

Il bite dovrebbe essere prescritto a tutti i pazienti che soffrono di bruxismo, dal momento che attraverso il suo utilizzo si vanno a tenere sotto controllo le conseguenze di questo disturbo a prescindere dalle sue cause profonde.

In secondo luogo è necessario mettere a punto una terapia specifica per ogni paziente: un piano di cura personalizzato è più che mai necessario in un quadro clinico dove compare il bruxismo.

Se il bruxismo è causato o comunque peggiorato da malocclusioni dentali sarà allora necessario intervenire tempestivamente a livello odontoiatrico, considerando anche una rieducazione dei muscoli attraverso la fisioterapia temporo-mandibolare.

Infine, se l’alterazione persiste, sarà allora strettamente necessario rivolgersi a uno specialista per gestire e risolvere i disturbi della sfera emotiva che il corpo sfoga sulla bocca come “organo prescelto” per la manifestazione dello stress.

Leggi anche l’articolo: Traumi dei denti da latte: tipologie e terapia.

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Traumi dei denti da latte: tipologie e terapia

I traumi dei denti da latte molto spesso vengono trascurati o sottostimati. Si ritiene infatti che questi siccome sono destinati ad essere sostituiti da quelli permanenti, non necessitino di particolari attenzioni.

Si tratta di un approccio completamente sbagliato: la salute dei denti da latte, se non curata con estrema attenzione, può avere conseguenze pessime sulla qualità e sulla salute della dentatura permanente e anche sulla psicologia del piccolo paziente, che potrebbe sviluppare difficoltà a sorridere o a relazionarsi con le altre persone.

Scopriamo insieme al Dottor Andrea Gola, dentista a Casteggio, quali sono le tipologie e le terapie per i traumi della dentizione decidua.

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Tipologie e conseguenze dei traumi dei denti da latte

I denti da latte, esattamente come i denti permanenti, possono subire danni di vario tipo, principalmente a seguito di urti violenti. Gli episodi che portano al danneggiamento della dentatura decidua avvengono principalmente quando il bambino comincia a camminare (e non è ancora stabile sulle gambe) e quando il bambino comincia a dedicarsi a giochi di gruppo (cioè intorno agli 8 anni).

Ecco una panoramica dei tipi di danno che un dente da latte può subire:

  • Lussazione: si tratta di una dislocazione del dente, cioè di uno spostamento verso l’interno o verso l’esterno della bocca rispetto alla posizione corretta. A patto di intervenire subito, è possibile riposizionare il dente nell’alveolo e fissarlo. Se la lussazione è grave, è meglio estrarre il dente e sostituirlo con una protesi.
  • Fuoriuscita: perdita del dente che esce completamente dall’alveolo. Se è possibile raccogliere e conservare il dentino in acqua o latte, probabilmente il dentista riuscirà a reinserirlo al suo posto.
  • Contusione: a seguito di un urto, che apparentemente non ha danneggiato il dente, compare una macchia scura nello smalto ed è possibile che nella gengiva si generi un ascesso. Sarà strettamente necessario devitalizzare il dente tramite un intervento di endodonzia per evitare infezioni.
  • Frattura: una frattura superficiale della corona dentaria non espone la polpa. Se di lieve entità viene semplicemente levigata, in alternativa si procede alla ricostruzione del dente. Se al contrario, la polpa viene esposta a causa di una frattura profonda, bisognerà rimuovere il tessuto pulpare e medicare.

Un mancato o inefficace trattamento dei denti da latte può comportare diversi tipi di conseguenze sui denti permanenti:

  • Macchie
  • Ipoplasia (un intero dente di colore più scuro)
  • Crescita fuori sede
  • Malformazioni del germe dentale (paragonabile a un “embrione” da cui si origina poi il dente permanente)

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Terapia e reimpianto dei denti da latte

I denti da latte, come già accennato, vanno curati come i denti permanenti, dal momento che possono influire sulla salute di questi ultimi.

Fondamentali, a questo scopo sono la tempestività dell’intervento in caso di incidenti, la corretta diagnosi e, a seguito dell’intervento, controlli e monitoraggio del dente interessato dal trauma.

In merito al reimpianto dei denti da latte non si è ancora giunti a una conclusione unanime. Nella maggior parte dei casi, infatti, il singolo dentista decide se reimpiantare o meno il dentino caduto sulla base delle condizioni specifiche del piccolo paziente. C’è da tenere presente che, quando un dente deciduo viene espulso prima del tempo è necessario tenere sotto controllo il bambino dal punto di vista odontoiatrico per evitare “spostamenti” dei denti permanenti quando spunteranno.

Leggi anche l’articolo: Estrazione dei denti del giudizio: quando intervenire, tipologie, post-operazione.

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Estrazione dei denti del giudizio: quando intervenire, tipologie, post-operazione

L’estrazione dei denti del giudizio è una piccola operazione chirurgica che ormai rientra nelle prassi standard eseguite negli studi dentistici.

I denti del giudizio, cioè gli ottavi denti molari presenti nella nostra bocca, spesso non emergono dalla gengiva a causa di mancanza di spazio oppure per una scorretta posizione all’interno di essa. Essi possono presentarsi infatti coricati su un fianco o semplicemente “in rotta di collisione” con gli altri denti. Questo comporta spesso dolori, infiammazioni, infezioni, alterazione della posizione degli altri denti che vengono “spinti” dai molari che cercano di eruttare.

Ironicamente i denti del giudizio, che creano così tanti problemi a moltissime persone, sono completamente inutili dal punto di vista della masticazione: sono infatti un residuo evolutivo che risale al periodo della storia dell’umanità in cui gli uomini erano costretti a masticare cibi più duri e non cotti.

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Quando si deve ricorrere all’estrazione dei denti del giudizio?

In merito a questo argomento, gli odontoiatri si dividono in due grandi categorie: la prima è rappresentata da coloro che preferiscono estrarre i denti del giudizio quando i pazienti sono giovani, anche se non hanno mai lamentato dolori. Si tratta di una scelta preventiva, che si basa sulla maggiore velocità di guarigione dei tessuti durante la giovane età.

Altri dentisti affermano invece che è il caso di intervenire sui denti del giudizio soltanto nel momento in cui questi provocano dolore e altri disturbi al paziente. Il motivo è che l’estrazione comporta comunque alcuni rischi e alcuni fastidi tipici di ogni operazione di chirurgia, e alcuni medici preferiscono non sottoporre i propri pazienti ai disturbi pre e post operatori se non è strettamente necessario.

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Tipologie di estrazione: semplice, in seminclusione, in inclusione ossea totale

L’estrazione semplice di un dente del giudizio consiste semplicemente nell’incisione della gengiva e nell’estrazione del dente dal suo alveolo. Si può eseguire quando il dente è in posizione eretta e allineata con gli altri denti.

L’estrazione in seminclusione si esegue quando il dente si trova in occlusione ossea parziale. Questo ostacolo si supera asportando una certa quantità del tessuto osseo che copre la corona del dente prima di procedere all’estrazione vera e propria.

L’estrazione in inclusione ossea totale si esegue quando il dente è completamente coperto dal tessuto osseo della mascella o della mandibola. Dopo aver liberato almeno parzialmente la corona dentaria dal tessuto osseo che la rende inaccessibile, molto probabilmente si dovrà spezzare il dente in vari frammenti ed estrarli uno alla volta.

Presso lo studio dentistico Dottor Gola dentista a Casteggio eseguiamo tutte queste tipologie di estrazione dei denti del giudizio.

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Post-operazione senza complicazioni: come fare

Il trattamento post operatorio comincia con la compressione della ferita grazie a un tampone di garza sterile e con la decongestione della parte operata grazie all’applicazione di ghiaccio sintetico.

Nei 3 giorni successivi si consiglia una terapia a base di analgesici e antinfiammatori da assumere ogni 8 ore. Sarà opportuno anche operare una profonda disinfezione della bocca con l’utilizzo di colluttori a base di clorexidina 0.2% (da cominciare tassativamente 12 ore dopo l’intervento e mai prima).

In genere a tutti i pazienti si somministrano antibiotici prima dell’intervento e, in alcuni casi, potrebbe essere necessario prolungare il periodo di somministrazione anche ad intervento avvenuto.

Leggi anche l’articolo: Diabete e Parodontite: quali relazioni tra le due patologie?

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Aprire lo studio in sicurezza durante il Coronavirus

Abbiamo deciso di riaprire lo Studio Dentistico Dottor Gola dentista a Casteggio il 5 Maggio perchè dobbiamo imparare a convivere con il Coronavirus.

Tuttavia non lo facciamo alla leggera, ma rispettando tutti i protocolli di sicurezza per garantire la salute di tutti i nostri pazienti: questo è un aspetto fondamentale per noi, perchè teniamo a tutti voi in maniera particolare.

Lo studio avrà a disposizione dei pazienti le mascherine, tuttavia chiaramente è più indicato venire presso di noi già provvisti dei DPI.

Per assicurare la possibilità di essere visitati lo studio si è dotato di nuovi protocolli e presidi che devono essere osservati e indossati sia dallo staff, che dai pazienti:

  • Guanti monouso
  • Copri scarpe
  • Gel igienizzante per le mani
  • Misurazione della temperatura

Inoltre per evitare assembramenti all’interno dei locali abbiamo previsto la riprogrammazione degli appuntamenti: verrete contattati da Ornella nei prossimi giorni.

Per la gestione delle emergenze occorre comunque chiamare: si rischia infatti di arrivare in studio in un momento dove non è possibile accettarvi causa rischio sovraffollamento. Un appuntamento verrà fissato in tempi rapidissimi.

 

 

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Diabete e Parodontite: quali relazioni tra le due patologie?

Il diabete e la parodontite sono due patologie che spessissimo si presentano insieme. Addirittura, la parodontite può essere un indizio fondamentale per portare alla diagnosi del diabete in assenza di altri sintomi evidenti.

Prima di analizzare le loro relazioni, passiamo ad esaminare ognuna delle due patologie separatamente.

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Parodontite: cos’è e quali sono i numeri in Italia?

La parodontite è una patologia a carico delle gengive e più in generale di tutti i tessuti che fanno da supporto al dente. Questa va quindi a minare la corretta posizione e la stabilità dei denti definitivi.

Conosciuta comunemente anche come piorrea, la parodontite è una sindrome infiammatoria cronica causata da alcuni batteri che si moltiplicano all’interno della bocca e che non vengono rimossi attraverso la pulizia o combattuti adeguatamente dal sistema immunitario del paziente.

Le gengive infiammate si ritraggono e sanguinano, finendo con l’esporre la parte radicale del dente. Con il progressivo indebolimento della gengiva e degli altri tessuti che ne assicurano la tenuta, il dente comincia a traballare e a cariarsi, inoltre finisce quasi inevitabilmente per cadere.

Secondo i dati diffusi dal Ministero Italiano della Salute, il 60% degli italiani soffre della malattia parodontale. Un malato su dieci vede la propria situazione aggravarsi, fino a sviluppare forme avanzate di piorrea. La fascia d’età maggiormente colpita è quella che va tra i 35 ai 44 anni. Ecco perchè è fondamentale non trascurare questo disturbo e recarsi subito a fare un controllo da un dentista esperto di Parodontologia.

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Diabete: tipologie e dati

Sono circa 3,9 milioni gli italiani che soffrono di diabete.

Questa patologia è una malattia cronica causata dalla carenza assoluta o relativa di insulina in un’organismo. L’insulina, prodotta dal pancreas, favorisce l’assunzione del glucosio da parte delle cellule del corpo. Quando l’insulina è assente, o presente in quantità insufficienti a svolgere la sua funzione, il glucosio non consumato dalle cellule si accumula nel sangue.

Un soggetto diabetico quindi presenta alti valori glicemici che comportano varie conseguenze negative per il benessere dell’organismo. I danni più frequenti sono a carico di occhi, reni, cuore, vasi sanguigni e nervi periferici.

Esistono vari tipi di diabete: il diabete mellito, più diffuso, e il diabete insipido. A sua volta il diabete mellino si manifesta in diverse tipologie di diabete:

  • Tipo 1: infantile.
  • Tipo 1,5: autoimmune, latente negli adulti.
  • Tipo 2: familiare non autoimmune.
  • Gestazionale: si sviluppa nelle donne incinte.
  • MODY: si manifesta nell’adolescenza a causa della mutazione di un singolo gene (tra i sei che possono portare a sei diverse forme di diabete MODY).

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Diabete e parodontite: un circolo vizioso

In linea generale i pazienti diabetici, soprattutto quelli che non seguono terapie farmacologiche, sono più predisposti ad ammalarsi e a sviluppare complicanze dentali e parodontali, a causa del fatto che i batteri che causano la parodontite si moltiplicano in maniera più evidente in presenza di grosse quantità di zucchero. Come abbiamo appena visto, il sangue di un diabetico è particolarmente ricco di glucosio e questo favorisce enormemente l’aggravarsi della parodontite.

I pazienti diabetici presentano spesso difficoltà di coagulazione e possono pertanto andare incontro a sanguinamenti copiosi che rendono ancora più difficile la gestione della parodontite.

Ne deriva che la parodontite è un indizio prezioso per diagnosticare un diabete non ancora evidente. Procedere a controlli ortodontici frequenti e costanti, nonché a un’attenta disinfezione della bocca, anche attraverso sedute di igiene orale professionale, è l’unica strategia attraverso cui è attualmente possibile tenere sotto controllo la piorrea nei pazienti diabetici.

Se hai bisogno di una visita di controllo contatta lo Studio Dentistico Dottor Gola – dentista a Casteggio.

Leggi anche l’articolo: Sbiancamento dentale laser e a LED.

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Sbiancamento dentale laser e a LED

Lo sbiancamento dentale è una pratica che consente di ripristinare il bianco dei denti alterato dalle abitudini alimentari non sempre sane dei soggetti, dall’età e dal naturale invecchiamento dello smalto.

Chiamato anche bleaching dentale, questo tipo di intervento è diventato estremamente popolare negli ultimi anni e le tecniche con cui viene realizzato hanno conosciuto una profonda evoluzione tecnologica.

L’approccio più recente prevede l’utilizzo del laser, affiancato da una seconda metodologia che impiega l’utilizzo di una lampada a LED che sostituisce l’ormai obsoleta lampada UV.

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Sbiancamento dentale laser

Lo sbiancamento dentale con il laser sfrutta la reazione di una sostanza a base di perossido di idrogeno che viene applicata sulla superficie dentale da trattare. Dopo di ciò la sostanza viene bombardata con un fascio laser: questa interazione provoca il rilascio di radicali liberi che corrodono lo smalto superficiale dei denti, di fatto sciogliendo la patina il cui colore risulta alterato e facendo “emergere” un nuovo strato di smalto immacolato.

Il tipo di laser comunemente utilizzato per il bleaching dentale è il laser a diodi ma una valida alternativa è il Laser ad Argon che, come il laser a diodi, presenta il significativo vantaggio di non provocare l’innalzamento della temperatura all’interno della bocca durante il suo utilizzo.

Un terzo tipo di laser, quello a biossido di carbonio, è invece il meno adatto in assoluto a questo tipo di interventi, dal momento che provoca rialzi termici che possono comportare danni alla bocca e problemi gengivali al paziente, soprattutto nel caso di un paziente con sensibilità dentale.

Quindi i primi due sono da preferire per garantire la massima sicurezza per il paziente per fargli mostrare il suo miglior sorriso senza alcun fastidio durante e dopo il trattamento. Lo sbiancamento dentale è una terapia di estetica dentale.

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Sbiancamento dentale a LED

La tecnologia a LED ha sostituito da alcuni anni l’utilizzo di lampade UV per lo sbiancamento dei denti. Si tratta di una valida alternativa al laser e non fa incorrere nei potenziali danni arrecati dall’esposizione continuata e duratura ai raggi UV generati dalle vecchie lampade.

Anche questa procedura si basa sull’interazione di un prodotto corrosivo da spalmare sui denti e l’esposizione alla luce blu della lampada.

Rispetto alla procedura al laser, l’utilizzo di una lampada a LED implica una maggiore durata del trattamento che possiamo stimare di circa un’ora e in mani esperte garantisce la perfetta riuscita senza provocare danni allo smalto dei denti.

Un buon odontoiatra suggerisce di non procedere allo sbiancamento dentale troppo spesso per non danneggiare lo smalto dei denti in maniera irreparabile.

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Sbiancamento dentale: vantaggi e svantaggi

Lo sbiancamento dentale assicura una lunga serie di vantaggi dal punto di vista estetico e psicologico dal momento che aumenta l’autostima e la sicurezza delle persone, invogliandole a sorridere con più spontaneità.

Nel breve periodo potrebbero svilupparsi una leggera sensibilità dentale accompagnata da una temporanea irritazione delle gengive: tuttavia si tratta di un effetto collaterale “necessario” dovuto ai reagenti utilizzati per effettuare la terapia in modo efficace.

In genere tutti i disturbi dentali provocati dallo sbiancamento spariscono nel giro di un paio di giorni: in cui ci sono solo un paio di accortezze da seguire, infatti il paziente è invitato a non consumare caffè e tabacco o alimenti contenenti coloranti artificiali, al fine di non macchiare irrimediabilmente anche lo smalto appena “emerso” dopo il trattamento.

In ogni caso ricordati sempre di rivolgerti a professionisti esperti come lo Studio Dentistico Dottor Gola dentista a Casteggio.

Leggi anche l’articolo: Ascesso dentale: tipologie, sintomi, cause e terapie.

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Ascesso dentale: tipologie, sintomi, cause e terapie

Uno dei fastidi più frequenti con cui i pazienti hanno a che fare è l’ascesso dentale. Questa alterazione del cavo orale può colpire soggetti di tutte le età: quotidianamente infatti ci sono casi che riguardano tanto i bambini, quanto gli anziani. La malattia è dovuta all’infiammazione generata da batteri che proliferano nei tessuti intorno alla radice. Il tutto diventa palesemente visibile all’esterno sia attraverso un rigonfiamento della guancia in corrispondenza dell’ascesso, sia vicino al dente dove si vede una fistola di colore bianco.

All’interno di quest’ultima si accumula il pus, ovvero una sostanza liquida di colore giallastro, e bisogna recarsi immediatamente dal dentista.

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Tipologie di ascesso dentale

Esistono diverse tipologie di ascesso dentale in base a quali tessuti vengono interessati dall’infezione, tuttavia quello che le accomuna è la presenza di un dolore molto intenso. Pertanto e per evitare ulteriori complicazioni la situazione va affrontata in maniera tempestiva.

  • Ascesso parodontale: riguarda l’infezione di gengive, legamenti, osso alveolare e cemento radicolare. Colpisce maggiormente chi ha già sofferto di malattie parodontali: le tasche sono più soggette alla sedimentazione e proliferazione di batteri.
  • Ascesso periapicale: attacca la polpa dentale. Solitamente si verifica in un quadro di carie profonda: quando la parte interiore del dente è già stata esposta.
  • Ascesso gengivale: l’infezione colpisce direttamente la gengiva e ciò fortunatamente comporta meno complicazioni rispetto agli altri casi.

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Ascesso dentale: i sintomi

Quando effettivamente ci si accorge di essere soggetti ad un ascesso dentale? Sono diversi gli indici che segnalano la presenza di questa malattia a partire dalla più fastidiosa, ovvero il mal di denti in una forma acuta e persistente. La percezione del disagio è talmente invasiva da scoraggiare persino l’atto della masticazione. La sensazione dell’algia aumenta anche in presenza di alimenti in un range termico freddo o caldo.

Esistono anche altri sintomi che indicano la presenza dell’ascesso dentale:

  • Gengive: presentano rigonfiamenti, rossori e sanguinano
  • Viso gonfio: i contorni del volto si alterano come se ci fosse una sporgenza vicino una guancia, o all’altezza della mandibola
  • Alitosi
  • Febbre
  • Spossatezza: il dolore continuo e l’infezione generano un senso di malessere

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Ascesso dentale: le cause

Individuare la tipologia di ascesso dentale da trattare è fondamentale. Tuttavia lo è altresì la ricerca delle cause per fare in modo che la terapia sia efficace nel tempo. Dietro una simile patologia esistono molteplici cause che, in alcuni casi, sono concomitanti:

  • Carie non curate.
  • Denti con lesioni.
  • Igiene orale trascurata.
  • Interventi dentali approssimativi.
  • Tendenza a soffrire di malattie gengivali.
  • Diabete.
  • AIDS.
  • Reflusso gastrico.
  • Fumo.
  • Consumo di alcolici.
  • Malattie croniche che hanno bisogno di farmaci corticosteroidi, antidepressivi e antistaminici.

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Ascesso dentale: terapia, prognosi e prevenzione

Dato che l’ascesso dentale è un’infezione batterica il modo migliore per iniziare la terapia è quello di assumere dei farmaci antibiotici. Questo approccio è utile a trattare la malattia in prima istanza tuttavia, nel caso dell’ascesso gengivale, occorre anche drenare completamente l’ascesso per evitare che si riformi. Il dentista procede quindi con l’incisione per estrarre tutto il pus.

Di fronte ad un ascesso periapicale si procede devitalizzando il dente, rimuovendo nel contempo la polpa infetta. Il passo successivo è l’otturazione e l’eventuale ricostruzione dentale. Quindi i trattamenti sono pertinenti all’endodonzia.

La terapia prevista per l’ascesso parodontale è la rimozione del tartaro che avviene durante le sedute di igiene orale professionale, unita a un ciclo di antibiotico. La pulizia completa della tasca in cui si è annidato l’ascesso è fondamentale per evitare il ripresentarsi della patologia.

La prognosi, in un quadro clinico dove la malattia si è appena manifestata, si risolve in pochi giorni. Non bisogna trascurare l’ascesso dentale perchè può originare fistole, cisti, granulomi, perdita del dente, setticemia e osteomielite.

La prevenzione migliore è l’igiene orale professionale a cui sottoporsi ogni sei mesi.

Se hai bisogno di un controllo per questa patologia non esitare a contattare il Dottor Gola dentista a Casteggio.

Leggi anche l’articolo: Odontoiatria pediatrica: denti da latte e sigillatura dei solchi.

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Odontoiatria pediatrica: denti da latte e sigillatura dei solchi

L’odontoiatria pediatrica, cioè la cura dei denti di bambini e ragazzi, consente di prevenire patologie dentali serie in età adulta. Tra i rischi più frequenti e allo stesso tempo più sottovalutati per la salute dei denti dei bambini c’è la carie dei denti da latte: ecco quali possono essere le sue conseguenze, come si previene e quali sono le pratiche odontoiatriche per la sua cura.

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Differenze tra denti da latte e denti definitivi

La comparsa dei denti da latte comincia nei primi mesi di vita del bambino (i primi denti nascono intorno al terzo mese di vita) e continua fino ai tre anni. I denti da latte sono venti, dieci per arcata dentale, così suddivisi: incisivi centrali e laterali, canini, primi molari e secondi molari.

A livello statistico le bambine cominciano la dentizione prima dei maschi ma, dopo la prima eruzione, entrambi vedono comparire quattro nuovi dentini ogni sei mesi.

Lo smalto di cui i denti da latte sono rivestiti è meno resistente rispetto a quello che protegge i denti permanenti, inoltre è più chiaro e contiene una camera pulpare più ampia. Per questo motivo la carie, nei denti da latte, raggiunge quasi immediatamente la polpa del dente causando molto dolore.

I denti permanenti all’età di sei anni sono già formati nelle gengiva del bambino e attendono il momento giusto per sostituire i denti decidui. La dentizione definitiva impiega ben sei anni a fomarsi completamente, in seguito il bambino sarà alle prese con la nascita e la crescita di nuovi denti fino all’età di 12 anni circa.

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Prevenzione della carie e cura dei denti da latte nell’odontoiatria pediatrica

Prevenire l’insorgenza di carie nei denti da latte è fondamentale per la salute dei denti permanenti. Se un dentino da latte dovesse cadere prima del tempo gli altri denti si “allargherebbero” fino a occupare almeno parzialmente il posto del dentino caduto. Questa scorretta disposizione dei denti comporterà disordine nella crescita dei denti permanenti e potrebbe addirittura essere necessario “far spazio” al nuovo dente imponendo al bambino l’utilizzo di un apparecchio.

Il modo migliore per prevenire la carie dei denti da latte è procedere a una corretta igiene orale almeno 3 volte al giorno e sottoporre i bambini a regolari controlli di odontoiatria pediatrica dai due o tre anni in poi.

La dieta ha un’importanza fondamentale nel limitare i rischi di insorgenza della carie: dovrà contenere quantità limitate di zuccheri e di carboidrati, che “nutrono” i batteri che danno origine alla placca e alla carie.

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Sigillatura dei solchi: una tecnica di odontoiatria pediatrica

La sigillatura dei solchi dentali è un intervento preventivo che consente di sigillare i solchi tra dente e dente, ostacolando in maniera decisiva l’accumulo di cibo e pertanto il potenziale diffondersi di infezioni batteriche e di carie.

Si tratta di una procedura non invasiva, non dolorosa e che pertanto non necessita di anestesia, praticata con materiali a bassissimo livello di tossicità.

Oltre a sigillare i solchi tra dente e dente la procedura consente di rendere più liscia la parete dei denti da latte, rendendo più difficile l’attecchimento della placca e più facile la sua rimozione attraverso il semplice uso dello spazzolino. L’età ideale per eseguire la sigillatura dei denti è tra i 5 e i 7 anni.

Se hai bisogno di una visita di odontoiatria pediatrica rivolgiti pure allo Studio Dentistico Dottor Gola dentista a Casteggio.

Leggi anche l’articolo: Russamento: sintomi e apnee notturne.